COMUNICAZIONE DELLA DIRIGENTE SCOLASTICA

Evento sismico ed evacuazione del plesso. Ricostruzione dei fatti, chiarimenti alle famiglie e richiamo al senso di responsabilità della comunità scolastica

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Personale scolastico

Docente

In relazione alla scossa sismica avvertita il 23 Ottobre e alle conseguenti operazioni di evacuazione del plesso scolastico, ritengo doveroso fornire una ricostruzione puntuale dei fatti, al fine di rassicurare le famiglie, chiarire alcuni aspetti della gestione dell’emergenza e ristabilire la verità rispetto a notizie, affermazioni e ricostruzioni che, circolate con crescente insistenza attraverso chat private e social network, hanno finito per alimentare preoccupazioni e polemiche del tutto sproporzionate rispetto a quanto effettivamente accaduto.

La sicurezza delle studentesse e degli studenti costituisce, e continuerà a costituire, una priorità assoluta di questa Dirigenza. Proprio per questo, nelle situazioni di possibile pericolo, le decisioni vengono assunte sulla base della prudenza, delle procedure di emergenza e della necessità di tutelare l’incolumità di tutti, non sulla base dell’emotività del momento, delle pressioni esterne o delle interpretazioni che si diffondono senza alcuna verifica.

La scossa sismica è stata avvertita soltanto da pochissime persone presenti all’interno dell’edificio al IV piano. Il resto dei docenti e dei collaboratori scolastici, compreso tutto il personale incaricato delle procedure di emergenza, non l’ha percepita minimamente.

In una situazione caratterizzata da tale incertezza, la scuola ha ritenuto doveroso adottare una condotta prudenziale, disponendo l’evacuazione dell’edificio. La scelta di non attivare immediatamente le sirene, in assenza di una percezione generalizzata dell’evento e nel concreto rischio che un segnale acustico improvviso potesse provocare reazioni incontrollate, non è stata espressione di superficialità o disorganizzazione, bensì di una valutazione operativa finalizzata a evitare inutili situazioni di panico. È necessario comprendere un principio fondamentale: la gestione di un’emergenza non coincide con la produzione di allarme, ma con l’adozione di comportamenti efficaci, proporzionati e orientati alla sicurezza. Un allarme sonoro non è, di per sé, garanzia di una migliore evacuazione; ciò che conta è che le persone siano accompagnate fuori dall’edificio con ordine, senza corse, spinte o iniziative individuali che possano compromettere l’incolumità collettiva. E così è stato. Il personale scolastico preposto (addetti alla sicurezza, coordinatori di piano o collaboratori scolastici) hanno perentoriamente diffuso l’ordine di evacuazione in ogni piano e in ogni classe. Ogni docente ha provveduto all’evacuazione della propria classe seguendo le procedure del Piano di Emergenza dell’istituto, senza che si verificasse alcun incidente, seppur di lieve entità.

L’evacuazione ha interessato circa 800 studenti, ospitati in un edificio di quattro piani che si affaccia direttamente sulla strada e che utilizza apposite aree circostanti  come spazi destinati alla raccolta degli evacuati. Si tratta di condizioni logistiche che rendono l’organizzazione delle operazioni particolarmente delicata e che impongono di contemperare la rapidità dell’uscita con la necessità di evitare assembramenti e situazioni di pericolo all’esterno.

In circa dieci minuti tutti gli studenti sono stati fatti uscire dall’edificio. Le due scale poste ai lati opposti del plesso sono state utilizzate entrambe, secondo l’organizzazione prevista dal piano di evacuazione. Le operazioni hanno consentito lo sgombero dei locali senza che si verificassero incidenti sulle scale.

Questo è un dato concreto, non un’opinione: centinaia di studenti sono stati accompagnati fuori dall’edificio in tempi contenuti, senza incidenti durante la discesa e senza conseguenze per l’incolumità delle persone riconducibili alle operazioni di evacuazione.

E’ pur vero che, mentre si svolgevano le operazioni, alcune grida e comportamenti scomposti da parte di singoli studenti hanno contribuito ad alimentare la tensione tra i compagni creando confusione e disorientamento. In una situazione di potenziale emergenza, simili condotte non sono occasioni di scherzo: sono comportamenti irresponsabili, perché possono indurre altre persone a reagire in modo incontrollato e trasformare una situazione gestibile in un concreto pericolo.

Una volta completata l’evacuazione, verificata l’assenza di situazioni di pericolo immediatamente riscontrabili nelle aree esterne interessate e considerato che per molte classi, l’orario di uscita era ormai sopraggiunto, gli studenti sono stati autorizzati a lasciare la scuola, contemporaneamente si è provveduto ad avvisare tramite registro elettronico, le famiglie.

Nella maggior parte dei casi, le operazioni si sono concluse serenamente. Le difficoltà più rilevanti hanno riguardato invece gli alunni di alcune classi che hanno preteso il recupero immediato di zaini, cellulari e tablet.

È su questo punto che occorre soffermarsi con particolare chiarezza, perché quanto accaduto solleva una questione educativa che non può essere ignorata.

Fin dalle prime fasi dell’emergenza, la Dirigenza ha impartito disposizioni chiare: nessuno sarebbe dovuto rientrare autonomamente nell’edificio fino a quando non fosse stato possibile procedere in condizioni di sicurezza. Studenti e personale erano tenuti ad attenersi a tali indicazioni e ad attendere l’intervento della Protezione Civile, che avrebbe provveduto al recupero degli effetti personali con le opportune precauzioni.

Non si trattava di un divieto arbitrario, né di una manifestazione di rigidità burocratica. Si trattava di una misura dettata dal principio più elementare della prevenzione: dopo una scossa sismica, soprattutto in presenza di possibili repliche, nessun oggetto personale può giustificare l’esposizione di una persona a un rischio non ancora escluso.

Nonostante ciò si è registrata una grande difficoltà a contenere gli studenti che, malgrado il divieto, hanno continuato a permanere nei pressi dell’edificio, davanti il cancello e sotto i balconi, per sollecitare il recupero dei cellulari, impedendo in certi momenti il corretto deflusso.  In diversi casi erano presenti anche genitori e familiari. La situazione si è progressivamente surriscaldata, fino a registrare pressioni e persino minacce rivolte al personale docente affinché recuperasse immediatamente i telefoni.

Si è arrivati finanche a pretendere che si autorizzassero gli studenti, nonché propri figli, a rientrare nelle aule mentre era ancora in corso lo sciame sismico, pur di recuperare cellulari e tablet.

È necessario dirlo con assoluta fermezza: nessun cellulare, nessun tablet, nessuno zaino, nessun effetto personale vale il rischio di mettere in pericolo l’incolumità dei propri figli. Non può essere accettabile che una misura adottata per proteggere gli studenti venga contestata proprio perché impedisce loro di recuperare immediatamente un oggetto.

Ancora più grave è che simili pretese siano state sostenute da adulti che, in un momento delicato, avrebbero dovuto rappresentare per i ragazzi un esempio di equilibrio, fiducia nelle istituzioni e capacità di affrontare le difficoltà senza lasciarsi sopraffare dall’ansia.

Comprendo pienamente la preoccupazione di un genitore che desidera sapere dove si trovi il proprio figlio, che voglia raggiungerlo e che tema per la sua sicurezza. Questa preoccupazione è legittima e merita sempre attenzione. Ma altra cosa è pretendere che il personale scolastico disattenda le disposizioni di sicurezza, rientri in un edificio in via precauzionale interdetto o, ancor più grave, autorizzi gli studenti a farlo, esponendo tutti a un rischio che nessuno avrebbe potuto ragionevolmente escludere in quel momento.

La scuola non può cedere a pressioni, intimidazioni o richieste incompatibili con la tutela delle persone. La responsabilità di chi dirige un istituto consiste anche nel saper dire dei no, soprattutto quando quei no servono a proteggere gli studenti.

Le disposizioni impartite dalla Dirigenza sono state successivamente attuate con l’intervento della Protezione Civile. Gli operatori, muniti dei necessari dispositivi di protezione, compresi i caschetti, sono entrati nell’edificio, hanno recuperato e riconsegnato gli zaini e i telefoni cellulari lasciati nelle aule e hanno effettuato i controlli di competenza. Il responsabile di plesso, il vicepreside e numerosi docenti sono rimasti, ben oltre l’orario di uscita delle classi e del loro servizio, solo per garantire e organizzare la riconsegna dei cellulari e questo mentre in numerose scuole interessate al sisma, si è provveduto a chiudere tutto dentro o si è scelto di far salire in classe gli studenti per recuperare gli effetti personali e i cellulari. Non ci aspettavano un “Grazie” ma certamente neanche queste speculazioni.

In data 24 Ottobre, il Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione (RSPP), insieme ad altri due docenti ingegneri, è tornato presso il plesso per un’ulteriore accurata ricognizione. Nel corso di tale verifica non sono stati riscontrati danni visibili, crepe, distacchi di materiale o calcinacci caduti. Dell’avvenuto controllo è stato redatto apposito “VERBALE DI SOPRALLUOGO E VALUTAZIONE POST-EVENTO SISMICO” da cui si evince chiaramente che “non sono emerse anomalie, lesioni, distacchi o condizioni strutturali o non strutturali tali da compromettere l’idoneità all’uso dei locali scolastici.” e che “si autorizza la prosecuzione dell’uso ordinario dei locali scolastici del plesso in oggetto, nonché dei restanti plessi, salvo eventuali nuove segnalazioni da parte dei lavoratori, dei preposti, del Dirigente Scolastico o di altro soggetto competente”

Questi accertamenti devono essere riferiti per ciò che sono: elementi concreti e rassicuranti, che smentiscono le ricostruzioni allarmistiche circolate nelle ore successive.

E’ falsa pertanto la notizia di un presunto crollo del tetto del quarto piano o di cornicioni. Questa fake news viene categoricamente smentita sulla base delle verifiche effettuate, nelle quali non sono stati riscontrati crolli, crepe, distacchi o calcinacci caduti. Non esiste alcun elemento emerso dai controlli descritti che giustifichi la rappresentazione di un crollo avvenuto nel plesso.

E’ falso infine che la scuola avrebbe lasciato gli studenti senza assistenza durante l’evacuazione: gli studenti sono stati accompagnati dai docenti  fuori dall’edificio, i collaboratori scolastici hanno avvisato le classi singolarmente, man mano che i piani venivano evacuati i collaboratori più volte si sono accertati del fatto che nessuno fosse rimasto in bagno o in classe. Sono state utilizzate entrambe le scale dell’edificio, secondo il piano di evacuazione,  nessun incidente si è verificato nelle due scale durante lo sgombero e tutti gli studenti hanno raggiunto il punto di raccolta.

Le chat di WhatsApp, i messaggi inoltrati e i commenti pubblicati sui social non sono strumenti di verifica dei fatti. Una voce ripetuta molte volte non diventa vera per il solo fatto di essere condivisa da molte persone. E una fotografia parziale, un racconto incompleto o una ricostruzione emotiva non possono sostituire l’accertamento di quanto realmente avvenuto.

Le famiglie hanno tutto il diritto di chiedere chiarimenti, di manifestare preoccupazioni e di rivolgersi alla Dirigenza. È un diritto che questa scuola riconosce e rispetta. Ma tale diritto non può essere confuso con la facoltà di attribuire responsabilità senza riscontri, diffondere notizie non verificate o trasformare una situazione delicata in un’occasione di contrapposizione.

La critica informata è legittima; la diffusione irresponsabile di notizie false è altra cosa.

Desidero pertanto, a tal proposito, richiamare l’attenzione su un aspetto che considero particolarmente grave.

Durante l’emergenza, docenti e collaboratori scolastici hanno dovuto gestire centinaia di studenti, in un edificio articolato su quattro piani e direttamente affacciato sulla strada (come migliaia di edifici scolastici d’Italia). Hanno dovuto affrontare l’incertezza iniziale, accompagnare gli studenti verso l’uscita, mantenere l’ordine e fronteggiare anche le reazioni emotive e le condotte di chi, anziché collaborare, ha irresponsabilmente contribuito ad accrescere e continua ancora ora ad alimentare la tensione e a fomentare insensate e ingiustificate forme di opposizioni.

Successivamente, alcuni docenti e responsabili di plesso, si sono trovati esposti a pressioni e minacce per non aver recuperato immediatamente i cellulari, in ottemperanza alle disposizioni ricevute.

 

Questo non è accettabile.

È deplorevole speculare sul lavoro e sulla professionalità di docenti e collaboratori scolastici che, nel pieno di una situazione di emergenza, hanno operato per garantire la sicurezza dei ragazzi. Nessun lavoratore deve essere intimidito o pubblicamente delegittimato perché ha rispettato una disposizione finalizzata a evitare che qualcuno si esponesse a un rischio.

Chi sceglie di svolgere un servizio educativo assume responsabilità importanti. Ma tali responsabilità non possono diventare il pretesto per pretendere che il personale agisca contro le regole di sicurezza, né possono giustificare minacce, accuse infondate o processi sommari celebrati nelle chat delle famiglie.

La scuola è un’istituzione pubblica, non un bersaglio sul quale scaricare le proprie ansie o un diffuso e generalizzato dissenso. Il personale scolastico è chiamato a rispondere del proprio operato nelle sedi opportune, sulla base di fatti verificabili, non attraverso campagne di delegittimazione alimentate da ricostruzioni parziali o da interessi estranei alla sicurezza degli studenti.

Se vi sono aspetti da chiarire o procedure da migliorare, questa Dirigenza è pronta ad affrontarli con serietà. Ma il confronto deve partire dai fatti e deve svolgersi nel rispetto delle persone. La disponibilità al dialogo non significa acquiescenza alle accuse infondate, così come la comprensione delle preoccupazioni delle famiglie non implica la rinuncia al dovere di tutelare il personale e l’intera comunità scolastica.

Ai miei studenti e alle famiglie dico sempre che il Liceo non è soltanto il luogo in cui si apprendono conoscenze e si conseguono risultati scolastici. È anche il luogo nel quale si impara a distinguere la responsabilità dall’impulsività, la solidarietà dalla prevaricazione, il dissenso civile dalla provocazione e la partecipazione democratica dalla ricerca di un pretesto per creare disordine.

È per questo che considero particolarmente grave il comportamento di chi, in una circostanza così delicata, ha alimentato il panico, disatteso le indicazioni ricevute e artatamente contribuito alla diffusione di notizie prive di riscontro con il solo fine di creare dissenso e disordini.

Ancora più irresponsabile sarebbe trasformare l’accaduto in un pretesto per promuovere iniziative di protesta, strumentalizzando la paura e il disagio di una parte degli studenti e delle famiglie. Il diritto di manifestare le proprie opinioni è pienamente riconosciuto, ma non può essere esercitato sulla base di fatti non verificati, né può legittimare comportamenti che compromettano il regolare svolgimento delle attività didattiche e il diritto allo studio di tutti.

Una scuola democratica accoglie il dissenso, ma non può accettare che la disinformazione venga utilizzata come strumento di pressione. Educa al pensiero critico, ma pretende anche che il pensiero critico si fondi sulla conoscenza dei fatti. Promuove la libertà di espressione, ma insegna che la libertà comporta responsabilità.

Rivolgo pertanto un invito alle famiglie e alla popolazione studentesca: prima di condividere messaggi allarmistici, prima di attribuire colpe e prima di alimentare polemiche, verificate le informazioni e rivolgetevi direttamente alla scuola. È un gesto semplice, ma essenziale per evitare che la legittima preoccupazione si trasformi in un allarme ingiustificato.

Ai ragazzi ricordo che la sicurezza collettiva richiede collaborazione, disciplina e fiducia nelle indicazioni impartite da chi è responsabile della loro tutela. In una situazione di emergenza, il comportamento del singolo può incidere sulla sicurezza di centinaia di persone.

Alla luce di quanto ricostruito, desidero rassicurare le famiglie: le operazioni di evacuazione sono state effettuate senza alcun incidente, gli effetti personali lasciati nelle aule sono stati recuperati con l’intervento della Protezione Civile e le successive verifiche svolte presso il plesso non hanno evidenziato nessun danno e men che meno i danni descritti nelle voci circolate.

La scuola continuerà a collaborare con gli organismi competenti e a seguire ogni indicazione che dovesse rendersi necessaria per la tutela della comunità scolastica. Ogni eventuale ulteriore verifica tecnica sarà rimessa ai soggetti istituzionalmente competenti, senza improvvisazioni né dichiarazioni che vadano oltre gli accertamenti disponibili.

Ringrazio sinceramente tutti i docenti, il responsabile di plesso, i miei collaboratori, il DSGA, i collaboratori scolastici, il personale amministrativo e quanti, anche tra gli studenti, con equilibrio e senso del dovere, hanno contribuito a gestire quei momenti. Il mio ringraziamento va anche agli operatori della Protezione Civile e all’assessore Emanuele Tornatore, intervenuti con le necessarie protezioni per il recupero degli effetti personali e per le verifiche di competenza, nonché a tutti coloro che hanno collaborato affinché le operazioni si svolgessero nel modo più ordinato possibile.

A ciascuno di loro va la riconoscenza di questa Dirigenza, perché è soprattutto nelle situazioni difficili che si misura il valore del servizio pubblico, il senso di responsabilità e la serietà di chi lo svolge.

Alle famiglie rinnovo l’invito a mantenere un rapporto di fiducia e collaborazione con la scuola. La preoccupazione per i propri figli è naturale e comprensibile; altrettanto necessario è che essa non venga alimentata da voci incontrollate, insinuazioni o polemiche prive di fondamento.

La sicurezza non si costruisce gridando più forte degli altri, né pretendendo di rientrare in un edificio per recuperare un telefono. Si costruisce attraverso la prevenzione, il rispetto delle procedure, la collaborazione e la capacità di riconoscere le priorità.

In questa scuola la tutela degli studenti viene prima di tutto. Prima dei cellulari, prima delle polemiche, prima delle strumentalizzazioni. E continuerà a essere così.

 

Il Dirigente Scolastico

Prof.ssa Carmela Tripoli

(Firma omessa ai sensi  dell’art. 3 dl 39/93)

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